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Ripensare la moda con il Vestito Verde

Natale è ormai alle spalle, ma il periodo delle feste non è ancora del tutto terminato. Sembra quasi impossibile pensare a questo speciale momento dell’anno (che precede di poco i saldi) senza pensare agli acquisti, in particolare di capi di abbigliamento.

Abbiamo già parlato su Instagram di come la frenesia ai regali natalizi sia spesso esagerata. Inoltre sappiamo bene che alla base dello zero waste ci sono le famose cinque R (dal “Rifiuta ciò che non hai bisogno” fino all’ultima R di “Riduci in compost”). La A di Acquistare non è ovviamente presente. Eppure… eppure prima o poi può sorgere per tutt* la necessità (o la voglia!) di comprare qualcosa di nuovo.

Diciamocelo: acquistare qualcosa è, prima o poi, non solo inevitabile… talvolta è anche piacevole. Dire il contrario sarebbe un’altra di quelle bugie sull’apparente perfezione dello zero waste, bugie che non incoraggiano nessuno a imbarcarsi in questo lungo percorso!

Immagine ironica per dimostrare quanto sia difficile lo shopping sostenibile. Famoso meme con donna che riflette così intensamente da sembrare in preda a difficili equazioni.
Tipica ecologista che si chiede se comprare nuovo la farà sembrare una falsa ipocritona agli occhi dei detrattori

Se lo shopping è a volte inevitabile, è però possibile rendere questa azione più consapevole? Dopo tutto quella della moda è un’industria enorme, e vi abbiamo già parlato del suo profondo impatto umano e ambientale.
Come possiamo far prevalere il consumo critico, giostrandoci tra greenwashing, l’attuale offerta sul mercato e un rivoluzionamento totale del nostro modo di comprare?
Il Vestito Verde viene incontro a queste esigenze. Ecco perché la Rete Zero Waste ha avuto il piacere di collaborare con questa realtà.

Logo de Il Vestito Verde
Il Vestito Verde ci aiuta a scegliere consapevolmente

Il sito internet de Il Vestito Verde, nato grazie alla dedizione di Francesca Boni (che trovate anche su Youtube) e dei suoi collaboratori, è un enorme database di marche sostenibili ed etiche per donna, uomo e bambini. Sul sito esiste una utilissima Mappa per orientarvi sul territorio italiano nonché una sezione dedicata ai migliori consigli per acquisti più equilibrati.
L’obiettivo è trasformare lo shopping in un’opportunità per conoscere nuove realtà, sostenere aziende di moda meritevoli e investire in vestiti di buona qualità.

Mappa interattiva de Il Vestito Verde
Grazie alla Mappa è possibile trovare alternative in tutta Italia, non solo marche sostenibili ma anche negozi di seconda mano.

Questa collaborazione ha portato alla seguente intervista con Francesca e a una breve riflessione circa lo zero waste e la moda responsabile. Questi due mondi si incontrano sovente e dimostrano di avere moltissimi aspetti in comune!

Cosa ti ha spinto a creare il progetto Vestito Verde?
Francesca, fondatrice de Il Vestito Verde: “Tutto è iniziato grazie a The True Cost, un documentario sulle condizioni dei lavoratori tessili e l’inquinamento dell’industria della moda. Dopo averlo visto ho deciso di non sostenere più aziende di fast fashion e per mesi non ho comprato nulla.
Finito il periodo di rigetto totale, ho deciso di informarmi e iniziare a comprare moda più sostenibile. Inizialmente i miei acquisti erano prettamente di seconda mano, poi con il tempo ho iniziato a scoprire vari brand molto interessanti, che producevano vestiti nel rispetto dei lavoratori e ambiente.

Manifestanti per i diritti dei lavoratori del settore tessile, in particolare le donne
Qual è il vero costo della fast fashion?
AP Photo/Ismail Ferdous

Nel frattempo, ho creato un gruppo Facebook dedicato alla moda sostenibile. Anche lì ogni giorno, da tre anni ad oggi, sono stati suggeriti centinaia di brand e negozi in giro per l’Italia.
Ciò che mi ha spinto a creare il Vestito Verde è stata la voglia di rendere facile l’acquisto di moda etica e sostenibile. Ho voluto raccogliere i suggerimenti del gruppo e le mie ricerche in un unico database di facile navigazione, perché mi rendo conto che non tutti abbiano la voglia di fare tanta ricerca per vestirsi sostenibili.”

Quali sono (indicativamente) i criteri di selezione per figurare sulla tua piattaforma?
“Un brand deve produrre nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente. Questo significa pagare i propri lavoratori uno stipendio adeguato, utilizzare stoffe e tinture a basso impatto ambientale, avere una filiera medio-corta
Sono inoltre molto apprezzati i brand carbon-neutral, che propongono soluzioni per bilanciare le emissioni derivanti da produzione e spedizione dei loro prodotti.”

Come conciliare la moda etica con una disponibilità economica limitata?
“Essendo una studentessa fuori sede, il mio budget non è certo alle stelle. Il mio armadio è composto all’80% da capi di seconda mano, di buona qualità, ma pagati poco (o molto meno del prezzo originale).
Da quando compro in maniera più sostenibile in realtà ho risparmiato davvero tanti soldi, che avrei altrimenti buttato in magliette e accessori low cost, alla moda solo per una stagione.”

Come scegliere la marca giusta quando si fa “shopping sostenibile”?
“Ogni persona ha il proprio stile e le proprie esigenze. Sul sito de Il Vestito Verde sono presenti vari filtri (Made in Italy, vegano, fatto a mano e biologico), categorie e fasce di prezzo per acquistare in base alle proprie necessità e preferenze.
La marca giusta universale non credo esista, siamo tutti diversi.”

Quello che traspare da questa intervista è che sia lo zero waste che la moda etico-sostenibile presentano molteplici caratteristiche in comune, così tante che abbiamo deciso di declinarne alcune in questo articolo, e altre nell’articolo di Francesca che vi invitiamo a leggere!

  • Sia la moda sostenibile che la riduzione dei rifiuti ci costringono a metterci in discussione.

Per decenni viviamo in un modo, l’unico modo che ci viene proposto. Non è scontato né semplice rimettere in discussione tutto, dai nostri valori al modo in cui facciamo la spesa e shopping. “Ho davvero bisogno di tutti questi imballaggi? Chi ha cucito questa gonna che costa solo 10€?”. Da un documentario o una chiacchierata in amicizia può nascere un nuovo modo concepire quello che ci circonda e che forse non dovevamo dare così per scontato. Noi facciamo i complimenti a chiunque stia leggendo, perché informarsi è già un enorme passo verso un nuovo percorso, che speriamo sia arricchente.

Immagine iconica del movimento Fashion Revolution, la scritta legge Who Made My Clothes, ovvero "Chi ha fatto i miei vestiti?"
È alla base di queste riflessioni la domanda del movimento Fashion Revolution: chi ha fatto i miei vestiti?
  • Lo zero waste e la moda etica ci chiedono di prenderci cura dei nostri oggetti.

Che sia un dischetto struccante usa e getta o una maglietta di cotone comprata a 3 €, è molto difficile pensare a questi due oggetti come degni della nostra cura e tempo. Questa mancata attenzione e consapevolezza portano a un comportamento deleterio secondo cui qualsiasi cosa è di poco valore, pronta per essere trattata con noncuranza, gettata e ricomprata.
L’ecologia ci chiede di riconcepire il modo in cui entriamo in relazione con le cose… oltre che con la flora e la fauna, con altri e con noi stessi. Rilavare il dischetto riutilizzabile, riporre con cura un capo d’abbigliamento per il prossimo anno, proteggendolo da tarme e umidità: questi sono gesti da ritrovare e riadottare.

  • Affidiamoci a esperti ed esperte!

A inizio percorso è facile cadere nella trappola del “ora rinuncio a tutto, sono in grado di farmi i vestiti, saponi, biscotti etc. autonomamente!”. Se autoprodurre è una passione ben venga, ma se non si ha né il tempo né la voglia, perché dovremmo sentirci obbligati a fare tutto in autonomia?
Affidarsi ad aziende preparate e coraggiose, sostenendole e creando la domanda per un mondo della moda più giusto, è una azione “politica” da non sottovalutare. Ecco perché sia la Rete che Il Vestito Verde mettono a disposizione delle Mappe costantemente in aggiornamento per trovare realtà commerciali che possano rispondere alle esigenze di tutti.

Come già ribadito all’inizio, la A di Acquistare stona proprio tanto nel pensiero zero waste. Ci sentiamo dunque di proporre una nuova R: Ripensare. Ripensare i nostri acquisti, le nostre priorità, il modo in cui concepiamo lo shopping e in generale la Moda.
Grazie a Il Vestito Verde, ripensare la moda è diventato decisamente più facile.

Per gli altri punti in comune tra la Rete e il Vestito Verde, vi rimandiamo all’articolo di Francesca.
Avete pensato ad altre caratteristiche in comune? Fatecele sapere nei commenti!

2 thoughts on “Ripensare la moda con il Vestito Verde”

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