Lettera alle Aziende per la Fashion Revolution


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In occasione della Fashion Revolution Week, abbiamo preparato per voi una lettera da personalizzare e inviare alle case produttrici del mondo della moda per chiedere non solo #chihafattoimieivestiti (#whomademyclothes), ma anche informazioni in merito alle condizioni di lavoro di chi produce gli abiti che indossiamo.

Potete copiare e incollare il testo in una mail, personalizzarla e inviarla. Se ricevete risposta, pubblicatela e taggateci nei vostri post!

Gentile Responsabile della Comunicazione di [nome marchio],
Le scrivo in quanto vostro cliente da molti anni. In occasione della Fashion Revolution, la settimana di sensibilizzazione per una moda sostenibile ed etica, mi permetto di scrivervi al fine di ottenere alcune informazioni sulla vostra azienda.

Come lei saprà sei anni fa a Dacca, Bangladesh, un edificio pericolante chiamato Rana Plaza ebbe un cedimento strutturale che portò al crollo dei suoi otto piani e alla morte di 1129 persone, nonché più di 2500 feriti. Il Rana Plaza ospitava diverse fabbriche tessili, e tutt’ora questa tragedia è considerata come il più terribile incidente nel settore tessile della storia, benché sia lungi dall’essere il primo o l’ultimo.
In questo edificio lavoravano operai e operaie impiegati da noti marchi quali Auchan, Benetton, C&A, Primark, Mango, Walmart, Inditex, solo per citarne alcuni.
In seguito a questo tragico evento ho voluto informarmi sulla situazione grazie a documentari quali “The True Cost” e a eventi come la Fashion Revolution Week. Proprio in seguito a questa mia presa di coscienza ho compreso che per me non è più possibile fare finta di niente. Per continuare a essere un vostro cliente necessito di risposte.
Vi chiedo gentilmente di fornire informazioni facilmente accessibili e complete circa il trattamento dei vostri lavoratori e soprattutto lavoratrici, non solo nelle fabbriche da voi direttamente gestite ma anche nelle fabbriche controllate da eventuali subappaltatori a cui voi affidate la gestione del lavoro. Auspico dal vostro brand una maggiore responsabilità nei confronti del vostro modus operandi.

Non solo vi chiedo chi abbia fatto i miei vestiti, ma vi chiedo anche come siano stati fatti.

Per me questa richiesta di trasparenza è diventata ormai essenziale. Senza questa, nonostante apprezzi il vostro design e i capi che proponete, non credo che potrò continuare a considerarmi un vostro cliente.

Nell’attesa di un vostro gentile riscontro, Vi ringrazio per il tempo dedicato alla lettura di questa mia lettera.

Distinti saluti,
[nome e firma]


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Se volete saperne di più sulla Fashion Revolution, vi consigliamo i siti ufficiali: internazionale e italiano.