Su un tavolo sono raccolti degli oggetti riutilizzabili utili per produrre meno rifiuti come una borraccia, una borsa e un fazzoletto di stoffa.
Zero Waste

Plastic-free o zerowaste?

Illustrazione di una tartaruga che mangia un sacchetto di plastica scambiandolo per una medusa.Negli ultimi anni, grazie all’ampia risonanza mediatica che ha avuto, il tema dell’inquinamento da plastiche è entrato a far parte della nostra quotidianità ed ha smesso di essere esclusivo appannaggio di scienziati e biologi. Parole come riciclo, economia circolare e plastic-free sono entrate nel nostro vocabolario e anche in quello della politica.

Oggi vogliamo fare però un po’ di chiarezza sul significato di due termini che talvolta vengono confusi o scambiati per sinonimi. Che differenza c’è tra plastic-free e zerowaste?

Plastic-free

Cumulo di plastica avviata allo smaltimento.
In Italia viene avviato al riciclo in media il 51% della plastica che i cittadini raccolgono.

Il termine plastic-free nasce recentemente proprio in risposta ai problemi causati dall’inquinamento da plastiche e indica un bene o un servizio che non contiene elementi al suo interno o imballaggi in plastica. La plastica è un insieme di materiali relativamente giovani il cui utilizzo, in particolar modo per la produzione di imballaggi, è in costante aumento.

Questo fatto ci pone di fronte a nuove sfide che necessitano di soluzioni innovative per il futuro.

Zerowaste

Lo zerowaste invece è un movimento che ha una storia più lunga e il cui obiettivo è di ridurre il più possibile tutti i tipi di rifiuti (riciclabili e non). Il suo merito è stato quello di evidenziare le criticità dell’utilizzo del ricilo dei rifiuti per giustificare l’attuale modello economico e di consumo.

Se infatti da un lato aumentano le percentuali dei rifiuti avviati a riciclo (in questo senso l’Italia è uno dei paesi più all’avanguardia in Europa, tanto da aver già quasi raggiunto gli obiettivi di riciclo fissati dall’Unione Europea per il 2025) dall’altra si vede una parallela crescita della produzione di rifiuti di anno in anno (fonte: “Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2019″ dell’Ispra”) . Ed è chiara, almeno per noi, la necessità di dover invertire questo secondo trend.

Vivere uno stile di vita zerowaste non dovrebbe tuttavia limitarsi alla sola riduzione dei rifiuti, nell’accezione più classica del termine, ma anche, più in generale, di ogni tipo di spreco.

L’impatto che noi come individui, con le scelte che compiamo ogni giorno, abbiamo sul nostro pianeta non riguarda i soli rifiuti visibili che produciamo e di questo dobbiamo essere consapevoli (LCA: vedere un ciclo in un oggetto).

In conclusione la sostenibilità ambientale è un tema complesso: molte persone si stupiscono quando scoprono che non esistono soluzioni prefabbricate e valide in ogni circostanza perché i fattori da tenere in considerazione sono tanti.

Foto scattata ad una manifestazione per il clima in cui unə manifestante tiene in mano un cartello con su scritto "What I stand for is what I stand on".

I cambiamenti climatici sono qualcosa che ci riguarda sempre più da vicino e anche se il lavoro da fare è ancora molto per fortuna la consapevolezza sembra diffondersi.

8 thoughts on “Plastic-free o zerowaste?”

  1. Credo che spesso alcune persone decidano di fissarsi e diventare quasi troppo, invece ognuno nel proprio piccolo può migliorare e cambiare, piccoli cambiamenti giornalieri portano a grandi risultati nel lungo termine!

    1. Ciao Giulia, sono perfettamente d’accordo con te tanto che il mio motto è “un piccolo sforzo oggi può fare la differenza un domani”.
      Certamente quando si parla di sostenibilità ogni percorso è a sé e non ci si dovrebbe mai fossilizzare sulle proprie posizioni. Bisogna sempre essere dispost* ad imparare cose nuove e a mettersi in discussione.

  2. Vero. Bisogna dunque stare attentissimi e prendere le distanze dai diversi guru e sciamani che propongono l’uso e getta purchè in materiale compostabile dando grandi opportunità di greenwashing a industrie e multinazionali di prenderci tutti per i fondelli (capsule del caffè, brick per l esta thè, pannolini pampers riciclabili) o che favoriscono i grandi impianti a digestione anaerobica spacciandoli per compostaggio. Davvero stucchevoli e pericolosi per tutti noi se non individuati e messi alla berlina.

    1. Grazie Francesco, il tema delle plastiche compostabili è un tema complesso e spinoso che in futuro ci piacerebbe affrontare anche qui nel nostro sito.

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