Le Disco Soup
Vario

Spreco alimentare e Discosoup: intervista a Jorrit Kiewik

In occasione dela Giornata contro lo spreco alimentare abbiamo avuto il piacere di parlare con Jorrit Kiewik, olandese di 29 anni e direttore esecutivo di Slow Food Youth Network.

Jorrit Kiewik, ED di Slow Food Youth Network

Jorrit è laureato in Agricultural Entrepreneurship (imprenditoria agricola) con un focus sulle pratiche d’impresa nel settore dell’agricoltura. Proprio durante gli anni universitari si è reso conto che i Paesi Bassi erano (e sono tutt’ora) impegnati nella corsa alla produttività, con conseguenze importanti per la vita degli agricoltori. In quel periodo inizia dunque a interessarsi a un modo per migliorare le condizioni di vita di coloro che ogni giorno lavorano nel settore della produzione alimentare. Tenendo conto dell’importanza del consumo di latticini nell’alimentazione olandese (lo stesso Jorrit è cresciuto a contatto con una azienda casearia) l’interesse principale della sua ricerca diventa presto l’industria lattiero-casearia. Questo lo ha portato a co-fondare il sito “The Milk Story”.

Nel 2015, durante l’EXPO di Milano (dal tema “Nutrire il Pianeta”), Jorrit partecipa all’evento Terra Madre Giovani organizzato da Slow Food Youth Network, una contro-conferenza che accoglieva agricoltori, artigiani, pescatori, persone nomadi, indigene, cuochi, studenti e attivisti da tutto il mondo. Il loro obiettivo era il riconoscimento del loro lavoro per il “nutrire il pianeta”, in contrapposizione agli stand delle numerose multinazionali dell’evento milanese.

Secondo Jorrit, quando si contesta lo status quo è essenziale coinvolgere gli agricoltori nel dialogo, altrimenti risulterebbe impossibile cambiare concretamente la situazione. Proprio durante l’EXPO ha l’opportunità di parlare con un coltivatore di caffè, spaziando al di là dell’industria lattiero-casearia olandese che ormai non aveva per lui alcun segreto. Questo scambio gli apre gli occhi sulle condizioni lavorative di un altro importante settore di cui sapeva poco.

L’esperienza segna molto Jorrit, che era già molto implicato nelle questioni ambientali a livello nazionale. Si rende infatti conto che per una soluzione efficace è necessario un pensiero globale del problema.

Foto di un chicco di caffè
Un approccio globale a un problema globale

Si unisce dunque alla Slow Food Youth Network Academy nel 2016 e presto ne diventa la figura di riferimento.

Proprio pochi mesi dopo prende forma il progetto Disco Soup. E’ Caio Bonamingo Dorigon a proporre e sviluppare l’idea durante una riunione per l’organizzazione del Salone Terra Madre, con l’aiuto di un gruppo di lavoro formato da sei persone da ogni angolo del mondo (Giappone, USA, Uganda, Francia, Paesi Bassi e Brasile).

Ma di cosa si tratta?
Per usare le parole degli stessi organizzatori, le Disco Soup sono giornate durante le quali “organizzatori, ospiti e cuochi raccolgono, preparano e cucinano avanzi e alimenti che sarebbero altrimenti andati buttati, come ad esempio la frutta e verdura “brutta” (ovvero che non risultano conformi agli standard estetici imposti dal commercio).” A questo si aggiunge buona musica e un’atmosfera conviviale: Jorrit ci garantisce che si tratta delle feste più divertenti a cui si possa partecipare. Ci racconta inoltre che uno degli aspetti più interessanti di Disco Soup è la sua origine spontanea, il fatto che tutte le community SFYN in tutto il mondo abbiano collaborato per creare questo evento incredibile. Nonostante l’assenza di fondi, le Disco Soup – e in particolare i problemi legato allo spreco di cibo – hanno attirato l’attenzione della stampa e le comunità locali, arrivando a coinvolgere anche supermercati e ristoranti!

Disco Soup
La locandina Disco Soup

Per Jorrit l’esperienza è stata fantastica e ha motivato i membri e impegnarsi sempre di più per coinvolgere le comunità locali di tutto il mondo: ad oggi, le Disco Soup sono state organizzate in 45 Paesi.

Passiamo ai numeri: in 4 anni sono stati salvati più di 50’000 chili di cibo, e nonostante il 2020 non abbia permesso di organizzare Disco Soup dal vivo, quelle virtuali hanno attirato altrettanta partecipazione: il tema richiedeva di preparare ricette tramandate dai nostri nonni e nonne. Questo tema è stato scelto per far riflettere i partecipanti circa l’importanza data al cibo da parte dei nostri avi. Il cibo era considerato fonte di nutrimento, di soddisfazione e una parte essenziale di una buona qualità di vita, rimarcando ulteriormente l’importanza di non sprecarne neanche una minima parte.

Jorrit ci comunica che la Disco Soup di quest’anno si terrà il 25 aprile e che presto sarà anche terminato il primo libro a tema con ricette da tutto il mondo!

Dare valore anche alla futta “non conforme agli standard estetici”

Queste feste anti-spreco rappresentano un ottimo esempio di quello che è lo spirito di Slow Food, infatti, quando gli viene chiesto quale sia il tema Slow Food che attira di più la sua attenzione, Jorrit ci risponde che è  il vasto ventaglio di attività al suo interno a rendere questa realtà così interessante. Si spazia dalla protezione della biodiversità ai prodotti dei Presidi Slow Food, dalle attività di formazione all’influenza esercitata nei processi decisionali. In particolare ci si batte per gli agricoltori e le loro attività agricole su piccola scala che non danneggiano l’ambiente e il benessere animale.

Un altro importante obiettivo di Slow Food consiste nel risolvere l’intricato nodo rappresentato dall’universo della filiera alimentare. Secondo Jorrit infatti questo problema è spesso sottovalutato, nonostante, paradossalmente molti di noi abbiano la fortuna di poter mangiare almeno tre volte al giorno. Una volta evidenziata questa incongruenza risulta relativamente semplice convincere le persone attorno a noi che ogni boccone può contribuire o meno al benessere del pianeta.

Negli ultimi 10-15 anni, il consumo di cibo è diventato un argomento pop e uno dei principali interessi di molti tra di noi (è bene tenere a mente in questo caso l’influenza che i social media possono avere sul settore): non si concepisce più il cibo come qualcosa di necessario per dare energia al nostro corpo. Per Slow Food questo recente interesse si traduce nell’importanza che l’associazione attribuisce al piacere, al significato e all’impatto del cibo nel mondo: il motto “Buono, pulito e giusto” simboleggia proprio questa filosofia.

Logo e motto slow food
Buono, pulito e giusto: il motto di Slow Food. ©Slow Food

Proprio rivolgendo questo sguardo al passato è bene ricordare che la seconda guerra mondiale ha cambiato il modo in cui ci approcciamo al cibo: scongiurare ulteriori carestie fu posto come obiettivo principale delle politiche Europee e della Politica Agricola Comune (PAC) al fine di “nutrire il maggior numero di persone”. Di conseguenza otteniamo prodotti al prezzo più basso e chiudiamo un occhio all’enorme spreco alimentare che si verifica durante la produzione. Le decisioni della PAC nei decenni hano reso possibile il mantenimento di determinati ritmi di produzione con stipendi minimi per i lavoratori: e questo anche quando i prodotti non sono acquistati, quindi vanno sprecati, perché tanto sono finanziati dai sussidi Europei.

Trattore in un campo di grano
Quale direzione prendere per il futuro della filiera alimentare?

Jorrit continua raccontando che tali dinamiche hanno, nel lungo termine, portato a una enorme sovrapproduzione. Il focus è stato spostato sull’efficienza tralasciando la qualità nonché i problemi di spreco alimentare nella filiera.

Inoltre, il modo in cui ci alimentiamo ha iniziato a cambiare. Siamo passati da una dieta a base di vegetali a una a base di proteine animali: questo ci ha fatto perdere di vista il valore che attribuiamo alla filiera alimentare di vegetali e legumi e al loro prezzo reale. Dulcis in fundo, il modo in cui ci nutriamo ha avuto un vasto impatto sui Paesi in via di sviluppo, che volgono il loro sguardo ai paesi più industrializzati come un obiettivo da raggiungere. Tuttavia risulta impossibile affermare con certezza che questo tipo di relazione con il cibo e la sua produzione possa essere mantenuto su scala globale.

Dopo un quadro non proprio incoraggiante della situazione, Jorrit conclude con una nota positiva, dicendoci che ha notato sia attorno a lui che su scala globale come lo spreco di cibo stia diventando un argomento sempre più presente nei programmi politici, e che sempre più persone si stanno interessando attivamente alla causa. Inevitabilmente, non potevamo concludere senza una domanda tanto semplice quanto fondamentale:

Cosa c’è ancora da fare? 
Per Jorrit è ancora necessario creare delle politiche che possano avere un impatto nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Articolo tradotto da Anita Mori

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